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Chiesa Santa Maria di Loreto
Chiesa Santa Maria di Loreto

Il Santuario di Santa Maria di Loreto

 
Questo luogo di Montanaro un tempo era attraversato da un sentiero di transumanza delle greggi, provenienti dalla Valle dell'Orco ed era un incrocio tra la "Via Vecchia", che portava al centro di Chivasso e la via per "Monte Giove".
 
Esisteva da molto tempo un sacello con la statua della Madonna di Loreto, ma era rovinato.
Di quell'antico sacello pare siano state recuperate le due eleganti colonnine di pietra di stile dorico, che agli spigoli sostengono gli archi dei due angiporti coperti, posti ai lati della facciata.

La tradizione racconta di un evento miracoloso, che però non è documentato.
In quell'epoca, 1653, era prevosto di Montanaro Don Giovanni Domenico Clara, il quale occupò il suo prelato dal 1652 al 1682: Di lui scrive lo storico Don Giuseppe Ponchia: "Egli molto amò il suo paese e gli abitanti, li indusse ad innalzare quel bellissimo Santuario che è S. Maria di Loreto".

Era celebre il padre teatino Camillo Guarino Guarini, venuto a Torino nel 1668, architetto reale alla corte di Carlo Emanuele II Duca di Savoia.
Abate Commendatario dell'Abbazia di San Benigno di Fruttuaria, da cui Montanaro dipendeva, fu Don Antonio di Savoia; grazie al suo interessamento, il progetto venne affidato all'architetto di Casa Savoia. L'architettol Guarini eseguì i disegni nel 1680, ma purtroppo quelle opere sono introvabili.

Il 10 dicembre del 1680 il vicario Michelangelo Blancardi benedì il sito dove doveva sorgere la nuova chiesa.
Venuta la primavera del 1681, fu posta la prima pietra. Erano presenti: il Prevosto Don Clara, le autorità municipali, l'avvocato Avenati giudice di Montanaro e rappresentante di Don Antonio di Savoia. Il progetto fu realizzato dalla scuola del Guarini e la costruzione fu terminata nel 1684; il Guarini era morto nel 1683.

Il campanile , invece, venne costruito soltanto dopo il 1757, su progetto attribuito all'architetto Bernardo Antonio Vittone.
Fino alla prima metà del XX secolo questo santuario fu meta di pellegrinaggi di visitatori che giungevano a Montanaro con il treno.


 

La facciata
 

angiporto coperto e colonna dorica
angiporto coperto e colonna dorica

intonacata a stucco, piana e rettilinea, è d'ispirazione borrominiana.E' composta da due ordini sovrapposti: più larga la parte inferiore, più leggera quella superiore.
Le colonne e le lesene sono separate dalla trabeazione che divide i due ordini e nella quale spicca un timpano curvilineo spezzato.

Nell'ordine inferiore si nota la porta centrale rettangolare, è coronata da un alto cappellone curvilineo.

La facciata è alleggerita ai lati dagli angiporti, coperti da archi a tutto sesto, sostenuti negli spigoli dalle due eleganti colonnette di pietra di corretto disegno dorico. Esteticamente questi vani producono degli scuri che variano la luminosità del prospetto, mentre le colonnette producono un gradevole episodio nella uniformità della facciata. Al fondo dei due angiporti ci sono due finestrelle: qui sostavano i viandanti, i quali potevano vedere l'interno della chiesa attraverso le finestre ed espletare le loro devozioni al riparo dalle intemperie.

Nell'ordine superiore, al centro, si nota una finestra rettangolare sovrastata da un timpano triangolare, termina in alto con un frontone triangolare sostenuto da lesene.
Dietro al frontone sporge il tamburo ottagonale che sorregge la cupola, sormontata da un cupolino, la cui copertura conica ricorda uno spegnitoio.

Domina la forma ascendente accentuata all'interno della cupola. Iinfatti, entrando all'interno della chiesa, l'occhio rimane subito attratto dalla maestosità della cupola, che si erge sopra la parte centrale della chiesa.

 

La cupola 
 
ottagonale oblunga, è un ottagono irregolare: quattro lati sono più lunghi e quattro sono più corti. Essa appare come una conca, quasi a simboleggiare la chiglia della nave della Chiesa. Al centro della volta si apre un foro ellittico, base del cupolino.

La chiesa venne costruita mediante l'intersezione di figure geometriche irregolari: un ottagono irregolare, corrispondente alla cupola ed un esagono anch'esso irregolare, corrispondente al presbiterio, entrambi inscritti in una pianta centrale a croce greca.
Tale incastro ha dato origine ad una composizione con la caratteristica di "irregolarità inscritta nella regolarità", che si desume osservando il disegno progettuale.
L'accostamento di figure geometriche differenti alla base e la sovrapposizione di strutture di forma diversa nella verticalità denotano le caratteristiche geniali e ardite dell'architettura di Camillo Guarino Guarini.

Gli otto spicchi del cupolone oblungo poggiano sopra le corrispondenti pareti di un tamburo ottagonale, limitato in alto da cornice a mensole e forato da otto finestre quadre.
Quattro arconi sopportano questo tamburo: due di essi corrispondono: uno all'ingresso del vestibolo e all'ingresso del presbiterio; gli altri due, più larghi, inquadrano e danno adito alle due cappelle laterali.

L'illuminazione dell'ambiente è assai viva, secondo il giocondo modo barocco: vi concorrono le finestre del tamburo della cupola, le cinque finestre forate nella volta del presbiterio, le due finestre sopra gli altari laterali e quella sulla facciata della chiesa. Anche dal cupolino filtra della luce.


All'interno
 
della chiesa si avvertono delle comuni sensazioni; il chiaro-scuro della parte inferiore contrastante con la luminosità della parte superiore, attirano l'occhio verso l'alto. Le curve degli arconi e le modanature leggere elevano il pensiero sempre più su, verso Dio e culminano nella cupola ellittica, bella anche perché, non ritoccata, è giunta fino a noi intatta. Nel Borromini e nel Guarini vengono esaltate le linee curve, sinuose, contorte, il contrasto dei chiari-scuri, che in questa chiesa si possono constatare.

I quattro grandi archi che definiscono l'aula centrale poggiano su robusti massicci di muratura ingentiliti da colonne intercalate da lesene; i capitelli delle colonne sono in stile corinzio.
Questo impianto architettonico richiama di più l'arte romana del Borromini, cioè Francesco Castelli detto il Borromini (1599-1667) e della sua scuola.
 
Abbassando lo sguardo, si nota che la pianta della chiesa è assai originale, è foggiata a croce greca con bracci piuttosto brevi: un braccio corrisponde al vestibolo d'ingresso, quello opposto all'anti-presbiterio; due bracci laterali più larghi, a pianta rettangolare, albergano due grandi altari barocchi di legno scolpito e dorato.

Da questo ambiente si passa al presbiterio a pianta esagonale che ricorda il presbiterio della Consolata di Torino. Il disegno del presbiterio della Consolata compare nel libro del Guarini: "Disegni di architettura civile ed ecclesiastica", Torino 1686.
La duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia affidò la riedificazione della Consolata al Guarini; la costruzione incominciata nel 1678 fu compiuta nel 1703, venti anni dopo la morte dell'architetto.

Il presbitario è coperto da una cupola a sei spicchi forati da lunette, corrispondenti ai lati della pianta esagonale. 


interno cupola ottagonale del vestibolo
interno cupola ottagonale del vestibolo
interno cupola esagonale del presbiterio
interno cupola esagonale del presbiterio
 
 
 

L'altare maggiore

tempietto che sovrasta l'altare maggiore
tempietto che sovrasta l'altare maggiore

 
staccato dal muro retrostante, è di stucco dipinto a marmi di vario colore (falso marmo); ai lati di esso si aprono due porte per accedere al retro.

Ma l'invenzione più curiosa e graziosa, che ricorda un pensiero guariniano, è un' edicola che sovrasta l'altare maggiore, collocata dietro di esso e sorretta da quattro colonne. È un tempietto a pianta semiesagonale e a due piani, sostenuto da quattro colonne lapidee (di pietra) di corretto disegno dorico; la parte superiore, tutta di legno scolpito, è inquadrata da quattro colonne corinzie, adornate da fasce di foglie accostate a racemi (grappoli d'uva), disposti ad elica.

Tra le volute si aprono tre nicchie: nella centrale è collocata la statua della Madonna bruna di Loreto, nelle nicchie laterali sono state poste, invece, delle statue di santi.

Il tempietto, che pare alluda alla santa Casa di Loreto, è poi coronato da quattro grandi volute fogliate con puttini, caratteristici del Seicento e del Barocco.

 

Gli altari laterali

 
"angioletto" particolare dell'altare di destra
"angioletto" particolare dell'altare di destra

 
 
L'altare, posizionato nella cappella di sinistra, è una magnifica struttura in legno scolpita e dorata, nello stile del Seicento. Volgendo lo sguardo verso l'alto, appare ai nostri occhi un fastigio barocco a grandi volute fogliate con puttini. Sotto la mensa, in una nicchia vetrata, è posizionata una statua di Cristo morto.

L'altare, posizionato nella cappella di destra, è anch'esso una grande struttura di legno scolpita e dorata, analoga, ma non identica, alla precedente. Su di esso sovrasta un fastigio poligonale con putti, sempre in stile Seicento.

 
 
altare a sinistra
altare a sinistra
altare a destra
altare a destra
 
 

Le fotografie raffigurano gli altari con le sculture, tele e colonne a "tortiglione" così come si presentavano in origine.

 
 

Testo di: Maria Antonia Giarratana

 
 
 
 
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